L’insostenibile leggerezza del debito

Considerazioni Iniziali sulle Considerazioni Finali del Governatore

[Banca d’Italia individua due fattori di debolezza per l’Italia: il debito pubblico e i crediti deteriorati delle banche. Lucida l’analisi, ma per le soluzioni solo buoni principi. Eppure, dal mondo della finanza alternativa arrivano proposte concrete che la finanza tradizionale ha il dovere di considerare]

L’analisi lucida del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, mette in scena, sul palco della crisi italiana, i due antagonisti principali della crescita economica: “…il debito pubblico e i crediti cosiddetti deteriorati delle banche. Si tratta di due fattori di debolezza che riducono i margini di manovra dello Stato e degli intermediari finanziari…” [https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2016/index.html].

Da una parte, l’elevato debito pubblico che riduce lo spazio per agire sulla spesa, dall’altra i crediti deteriorati, che assorbono patrimonio, distruggono valore e, in ultima istanza, indeboliscono la capacità delle banche di erogare credito all’economia reale. Giusto, quindi, che il Governatore punti i riflettori, e le luci di un’amara ribalta, sui due “attori al negativo” – della narrazione di questa, ormai, decennale crisi.

Difficile che qualcuno in platea sia rimasto sorpreso dall’analisi; come accade agli spettatori più sapienti di un’opera teatrale classificabile tra i grandi classici, anche tra le autorità e gli esperti presenti in Banca d’Italia per l’appuntamento annuale della Relazione, lo svolgimento della trama è noto. In questi casi, il gusto, e l’accrescimento personale, prende sede e si sviluppa, più che nella trama – che tutti conoscono – nel modo di porgerla, nel sentiment, nella nuance che i grandi registi sanno liberare nei propri attori.

In quest’opera intitolata “Considerazioni Finali – 31 Maggio 2017”, gli antagonisti sono reali, e conosciuti, ed appaiono dei veri giganti; ed il Governatore non esita a ricordarlo. I numeri, però, lo aiutano a far sì che il pubblico non perda la speranza di un finale a lieto fine. Così, giustamente, da Banca d’Italia arriva forte il segnale che, con un saldo primario in avanzo del 4% del PIL – come da indicazioni programmatiche del Governo – occorrerebbero dieci anni per portare il rapporto debito/PIL sotto il valore del 100%; ma l’Italia può fare di più: lo ha già fatto tra il 1995 ed il 2000, quando registrava un avanzo primario del 5% del PIL. Dunque, coraggio.

Parimenti, giunge giusto il segnale che, seppur sia innegabile la criticità dei crediti deteriorati presenti nel portafoglio delle banche italiane, al netto delle perdite già contabilizzate in bilancio, queste, nel 2016, risultavano pari a 173 miliardi, ben al di sotto dei 350 miliardi richiamati nel quotidiano dibattito mediatico. Non meno importante il dato che chiarisce come, dei 173 miliardi, solo 81 sono sofferenze, coperte, peraltro, da circa 90 miliardi di garanzie reali e 40 miliardi di garanzie personali.

Ridimensionati gli antagonisti, questi non sembrano più imbattibili giganti: policy makers, managers, operatori, non devono più soffrire della sindrome di Gulliver ma possono, con maggiore serenità, affrontare i giganti con le giuste armi e le giuste misure.

Ora, qui sta il punto; in ogni storia di successo – a volte anche non a lieto fine – ad ogni antagonista corrisponde un protagonista. Dalla sceneggiatura della crisi italiana ci si aspetterebbe, dunque, la comparsa sulla scena di attori positivi, capaci di portare empatia ma, soprattutto, di disporre di nuove armi e strategie per neutralizzare l’anti-eroe.

Nel canovaccio finanziario tutto questo si traduce, magari in modo meno affabulante ma comunque funzionale, nella capacità di uomini ed istituzioni di far seguire all’analisi la soluzione. E la soluzione, ahimè, non può essere quella della “coperta corta” che da più parti, con eleganze e stili diversi, viene evocata da anni: aumentare la crescita ricorrendo alla spesa pubblica, infatti, trova il proprio limite nel fiscal compact e nei ridotti margini lasciati alla leva fiscale; ripulire in fretta i bilanci delle banche comporta rischi di eccessiva distruzione di valore. In entrambi i casi, si pongono temi di stabilità – sovrana e del sistema bancario – e di equità distributiva.

Proprio dall’equità, o meglio dall’eticità della finanza, occorre ripartire per trovare i nuovi protagonisti della ripresa economica che non svolgano solo il ruolo di figuranti o comparse. Dalla finanza alternativa nascono, infatti, soluzioni ai cortocircuiti in essere che sembrano mancare alla finanza tradizionale. La finanza ad impatto sociale, ad esempio – mai citata nei dibattiti e nei documenti programmatici – è un’opzione utile e concreta per stimolare la crescita senza gravare sulla spesa pubblica o ricorrere ai soliti tagli “non lineari”. Attraverso un partenariato pubblico-privato, impostato su meccanismi di “pay for success”, si finanziano infrastrutture e servizi di welfare remunerando gli investitori privati a valere sul risparmio di spesa realizzato grazie all’investimento ed all’impatto sociale che ne deriva. Diversi Paesi nel mondo, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, hanno intrapreso politiche attive di impact investing [https://thegiin.org/knowledge/publication/annualsurvey2017#ImpactMeasurementandManagement].

L’Italia, anche se è stata tra i membri più sensibili della Task Force sugli Investimenti ad Impatto Sociale istituita a livello G7, non ha saputo dare seguito ad azioni concrete; eppure, le raccomandazioni ai policy makers contenute nel Rapporto della Task Force, ed in quello dell’Advisory Board italiano, sono spunti per una policy utile a stimolare una crescita sostenibile [http://socialimpactinvestment.org/].

Sul fronte dei non performing loans (NPL), ha ragione il Governatore a lanciare l’allarme sul rischio di trasferimento di risorse dalle banche cessionarie ai pochi investitori specializzati nell’acquisto e nella gestione dei crediti deteriorati. Occorre ricordare, anche, che il tema della distribuzione della ricchezza non rileva solo nel caso di cessione di NPL a soggetti esterni, ma è presente, forse con tonalità meno eclatanti e percorsi ancora sullo sfondo, anche nelle soluzioni di gestione interna. L’emergente interesse delle banche per la costituzione di unità interne specializzate, con personale spesso remunerato con forme di incentivo sull’esito della riscossione dei crediti deteriorati, rischia di generare, nel medio periodo, un “contro-business” che, a regime, si può configurare come vera e propria area di business primaria – non eventuale e residuale – in grado di inoculare nelle banche politiche creditizie ispirate al moral hazard. Una sorta di “business-ombra”, tanto lontano da quell’attività bancaria richiamata nell’art. 10 del Testo Unico Banche – “raccolta del risparmio ed esercizio del credito” – che istituzionalizzerebbe una disintermediazione volontaria con effetti distorsivi sulla distribuzione del valore a livello sistemico.

Il tema dei NPL non è solo un tema della loro gestione “ex post” ma, risalendo la china, è un tema di politiche creditizie. Sono necessarie azioni concrete che inducano le banche a rivedere modelli e strategie di erogazione del credito. Dai dati dell’European Banking Aunthority relativi al 2016, emerge come le banche italiane registrino il maggior tasso di sofferenze (47.8% del totale) nel settore costruzioni, a fronte di una media europea del 26,7%; tale dato non è solo indicativo dello stato di anomalia dei crediti ma anche di una sottostante incapacità di diversificare per settori il portafoglio prestiti. Occorre, dunque, stimolare all’interno delle banche expertise in grado di agevolare un processo di affrancamento delle politiche creditizie da pratiche consolidate e da settori maturi: una gestione attiva dei crediti deteriorati passa anche da qui.

Ai regolatori spetta, dunque, il compito di attuare misure per stimolare politiche creditizie più inclusive e meno retrograde; per questo, è necessario che dai policy makers giungano sforzi per promuovere: (i) nuove regole di vigilanza prudenziale che, in primo luogo, non penalizzino le attività immateriali ed i settori innovativi; (ii) nuove regole di risoluzione delle crisi, che considerino anche gli effetti di inclusione finanziaria e sociale, insieme a quelli di distribuzione del valore; (iii) nuove generazioni di manager in grado di interpretare la finanza in un’ottica olistica ed inclusiva; (iv) nuove e diversificate rappresentanze nella governance delle authority europee, che assicurino interessi non solo strettamente finanziari, ma anche riconducibili alle dinamiche di sostenibilità e, nello specifico, agli obiettivi della social agenda europea che, ad oggi, è totalmente decorrelata dalla Banking Union.

Perché questo accada, abbiamo bisogno di attori dalla cultura trasversale e non solo finanziaria; di uomini capaci di identificare i colpevoli e ridimensionare gli antagonisti, ma anche di chiamare sul palco protagonisti in grado di dettare il cambio di passo di questa fase poco esaltante della finanza. Occorre una squadra di sceneggiatori innovativi, di registi in grado di “pensare la differenza” e di attori in grado di comunicarla: l’unica arma per passare dalla prognosi alla posologia. L’Italia ha tradizione di grandi autori; a questi spetta l’onere di una rivoluzione culturale della finanza; alle loro penne ed alle loro menti le proposte per liberare il Paese da questa insostenibile leggerezza del debito che è, certo, frutto di sciagure recenti ma anche, e soprattutto, eredità di antiche commedie all’italiana che dell’arte goldoniana stentano anche a degradarne il ricordo.

 

Good or Bad?

La lucida analisi del Governatore Visco pone in evidenza rischi e criticità collocandoli nella giusta dimensione che gli spetta, reclamando un ruolo più attivo ed innovativo delle istituzioni e dei policy makers.Dalla finanza ad impatto sociale giungono proposte concrete per stimolare la crescita senza compromettere gli obiettivi del fiscal compact. La gestione dei NPL non può passare solo da misure di gestione “ex post”, che favoriscono redistribuzioni di valore controverse, ma necessita di nuove politiche del credito.La lucida analisi del Governatore Visco pone in evidenza rischi e criticità collocandoli nella giusta dimensione che gli spetta, reclamando un ruolo più attivo ed innovativo delle istituzioni e dei policy makers.Dalla finanza ad impatto sociale giungono proposte concrete per stimolare la crescita senza compromettere gli obiettivi del fiscal compact. La gestione dei NPL non può passare solo da misure di gestione “ex post”, che favoriscono redistribuzioni di valore controverse, ma necessita di nuove politiche del credito.

Dalla fase della prognosi a quella della posologia il passo è breve, ma occorrono attori protagonisti in grado di cambiare passo per uscire dal cortocircuito della “coperta corta”. Per coglierle le sfide, ed affrontarle con concretezza, occorrono uomini con visioni differenti, ispiratori di una finanza inclusiva ed empatica. Ad oggi, non pervenuti. Colpa dei registi, dei casting o delle produzioni?Dalla fase della prognosi a quella della posologia il passo è breve, ma occorrono attori protagonisti in grado di cambiare passo per uscire dal cortocircuito della “coperta corta”. Per coglierle le sfide, ed affrontarle con concretezza, occorrono uomini con visioni differenti, ispiratori di una finanza inclusiva ed empatica. Ad oggi, non pervenuti. Colpa dei registi, dei casting o delle produzioni?

 

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