LE ENERGIE RINNOVABILI RINNOVANO LA FINANZA

Marco Fornari

Recentemente è apparsa la notizia sui mezzi d’informazione di settore che l’IRAN, uno dei principali fornitori al mondo di petrolio, ha avviato un investimento in un grande impianto fotovoltaico di 600 MWp.

Sempre più spesso, ormai, il susseguirsi di crisi internazionali genera nei vertici politici del vecchio continente timori nell’approvvigionamento energetico. La primavera araba, la politica economica espansionista della Russia e le tensioni mediorientali hanno ripetutamente messo a repentaglio l’Europa nelle forniture di petrolio e gas. Solo la depressione della domanda di energia da parte dell’industria europea, alla quale si assiste nell’ultimo decennio, ha consentito di non tramutare le circostanze in una vera e propria crisi energetica.

Le principali compagnie petrolifere mondiali non sembrano, tuttavia, voler sfruttare a loro favore la posizione dominante che, grazie al petrolio, hanno, ormai, da diversi decenni, sui mercati energetici; né sembrano orientate a sviluppare energie alternative per assicurarsi, così, la medesima posizione di leadership attuale anche a lungo termine. Si aprono, dunque, spazi per possibili interventi da parte di fondi di investimento specializzati e di investitori industriali, orfani, ormai da più di un decennio, non solo di ritorni sugli investimenti a due cifre ma anche, più banalmente, di quelli ad una cifra.

In un mondo finanziario “sottosopra”, con tassi di interesse sempre più bassi, ed in alcuni casi negativi, i rendimenti sul mercato azionario e obbligazionario devono essere inseriti in portafogli maggiormente diversificati, anche per natura degli assets sottostanti; l’ipotesi di investire in energie rinnovabili, ed alternative al petrolio, può rappresentare un’opzione da percorrere.

 

Energia con incentivi

Per la verità, una moltitudine di fondi assicurativi, pensionistici e speculativi, ma anche family offices illuminati, hanno da tempo individuato nel mercato secondario del settore fotovoltaico incentivato un sicuro porto di approdo. Il sistema degli incentivi ventennali alla produzione (feed in tariff), che dal 2005 al 2013 ha visto avvicendarsi cinque diversi programmi di incentivazione, ha assicurato rendimenti del 15-18% ai primi investitori che oggi, a distanza di anni, riescono a cedere a prezzi decisamente oltre il “limite razionale” gli impianti fotovoltaici in loro possesso, ma che, nonostante tutto, ancora assicurano un rendimento unlevered, per l’acquirente, di almeno il 5-6%.

È chiaro che questa tipologia di investimenti, se operati sul mercato secondario, sono un tentativo degli operatori del risparmio gestito di dare appeal ai loro prodotti finanziari mediante la distribuzione di proventi di tutto rispetto agli investitori. Pochi altri prodotti, oggi, rendono tanto.

Tuttavia, la combinazione del livello di illiquidità dell’investimento, di quello della leva finanziaria utilizzata, e dei tassi di interesse bancari ai minimi storici, potrebbero aver condotto il settore del fotovoltaico incentivato in una “bolla” finanziaria. C’è da chiedersi cosa accadrà al settore ora che la Banca Centrale Europea ha cominciato un percorso di affrancamento dal quantitative easing, riducendo gradualmente l’immissione di liquidità nel sistema e spingendo i tassi al rialzo. Il sospetto è che l’illiquidità dell’investimento non consentirà di modificare rapidamente la composizione dei portafogli dei gestori.

 

Un po’ di energia nei nostri investimenti: anche senza incentivi

Sembra, pertanto, giunto il momento, per gli operatori finanziari, di cominciare ad investire nelle energie rinnovabili senza incentivi, cioè nella grid parity. La grid parity è un po’ “l’araba fenice” degli operatori dell’energia; per anni attesa invano, sembra ora giunta al suo compimento. La grid parity è il punto in cui il costo di produzione dell’energia prodotta da fonti di energia rinnovabile è pari a quello prodotto da fonti tradizionali quali quelle fossili o nucleari.

Investire, oggi, su impianti di produzione di energia mediante conversione fotovoltaica significa avere un grande spazio di possibile sviluppo, visto che i tassi bancari ed il prezzo dell’energia sono ancora insolitamente bassi. Naturalmente, tutto ciò è possibile se si condivide una visione al rialzo del prezzo dell’energia, che oggi è, addirittura, scivolato a circa 40 euro a MWh, mentre gli indicatori non sembrano propendere per un prezzo in ulteriore discesa. Ancora per qualche tempo il prezzo non salirà ma quando questo accadrà, spinto anche dal rialzo dei tassi – quindi potenzialmente anche dall’inflazione – porterà in alto i rendimenti del settore.

Se tale possibile scenario venisse confermato, per gli investimenti in energie rinnovabili con feed in tariff – cioè con prezzo dell’energia soggetto ad un cap – potrebbe accadere esattamente il contrario. I rendimenti scenderebbero repentinamente, fino addirittura a potenziali rendimenti negativi dell’investimento.

È auspicabile che la finanza italiana non perda l’occasione, una volta tanto che le fonti energetiche è possibile trovarle in casa propria! La finanza mondiale è già all’opera: non sarà un caso….

 

 

 

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