BANCHE EUROPEE: L’ABECEDARIO DELLA SOSTENIBILITA’ NELLE MANI DI BLACKROCK

Bruxelles, 8 aprile 2020

La Commissione Europea ha selezionato BlackRock come advisor per definire le modalità con le quali le banche europee dovranno integrare i requisiti di sostenibilità ESG nella loro attività. La divisione Financial Market Advisory (FMA) del più grande asset manager del mondo si è aggiudicata i 550 mila euro previsti dal bando pubblicato dalla Commissione, superando altri 8 competitor, tra cui solo 2 PMIs. In particolare, BlackRock dovrà indicare le modalità con le quali: (i) le banche dovranno integrare i fattori ESG nel processo di risk management e nelle loro strategie; (ii) le autorità dovranno integrare i rischi ESG nella regolamentazione prudenziale.

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La circostanza che BlackRock sia, da qualche tempo, impegnata nel promuovere una transizione verso la sostenibilità, non può essere sufficiente a placare uno strano senso di disagio per l’esito del bando europeo.

Ad oggi, BlackRock investe una ingente parte del suo patrimonio in aziende brown, mentre risulta tra i primi 10 azionisti delle 12 banche a maggior rilevanza sistemica globale. Non può sfuggire, dunque, come, l’asset manager in questione possa avere convenienza ad orientare la transizione verso una economia green, in ragione di specifiche e soggettive prospettive.

La questione è semplice e non ha a che fare con la indiscussa capacità di BlackRock di produrre studi e proposte che risulteranno certamente utili alle istituzioni europee ed agli operatori, anche in ragione della specifica vetrina di osservazione che i propri investimenti le consentono.
Ha a che fare, piuttosto, con alcune questioni di etica comportamentale che, ormai, sembrano sfuggire di mano ad operatori e istituzioni. Non avrebbe fatto meglio BlackRock ad offrire il suo contributo a titolo non oneroso? Nessuno può credere che la divisione FMA abbia bisogno di 550 mila euro – lo 0,012% dell’utile operativo 2018 di BlackRock – per finanziare lo studio. I mercati avrebbero apprezzato, gli operatori anche, la Commissione avrebbe potuto attivare, con gli stessi fondi, le competenze di istituti di ricerca europei, probabilmente dotati di minori risorse rispetto al gigante finanziario.
La Commissione ha tenuto a ribadire che quanto risulterà dallo studio sarà solo uno degli strumenti di input su cui confezionare le proposte, e che BlackRock ha formulato l’offerta migliore. Non abbiamo dubbi: è logico pensare che la stessa BlackRock sussidi internamente parte dello studio, ben oltre le scarse risorse messe a disposizione dalla Commissione. Forse questa è anche la ragione di una così ridotta partecipazione al bando di PMIs europee.
Dunque, senza voler demonizzare e strumentalizzare questa vicenda – di cui con curiosità seguiremo gli esiti – non sarebbe il caso che la Commissione facesse una riflessione su come ripensare le strutture dei propri tender, eventualmente anche favorendo partnership tra operatori finanziari e istituti di ricerca indipendenti? Non dovrebbe lasciare contento nessuno – neanche BlackRock – che un bando europeo di tale cruciale importanza, tagli fuori, nei fatti, università, istituti di ricerca e think tank d’eccellenza.

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